VENICE
OFFSHORE PORT

innovare per competere globalmente

La voce dell’esperto, la sfida per collegare mare e terra

Intervista a Jim Knott, Managing Director di BMT TITRON Ltd (Regno Unito), un esperto che spiega come funzioneranno le Mama Vessels e le cassette, i due dispositivi appositamente studiati da BMT per collegare il sistema offshore e onshore di Venezia.

Mr. Knott, chi è BMT Triton e di cosa vi occupate?

BMT Triton è una società di New Castle in Inghilterra che si occupa di design navale, disegniamo e ideiamo navi ad hoc che possano rispondere a particolari esigenze rispetto alle navi oggi esistenti sul mercato. Ci occupiamo di tutto ciò che è “speciale”.

Cosa vi ha spinto a partecipare alla “call” per il design delle Mama Vessels?

La nostra partecipazione è il risultato dello studio preliminare realizzato da Halcrow, nel 2011 in 10 giorni di incontri abbiamo messo sul piatto quanto era necessario per sviluppare il sistema di Venezia e quanto avevamo a disposizione per realizzarlo.

Cosa vi ha chiesto Halcrow quando vi ha contattato?

Avevano in mente un progetto ma non sapevano come potesse funzionare tutto assieme, avevano ideato delle chiatte ma bisognava capire come potevano essere efficienti, allora nessuna delle soluzioni era soddisfacente. Ci hanno chiamato con questo obiettivo, rendere efficiente l’intero sistema di collegamento.

Quali sono i punti di forza e di debolezza del progetto?

Ah, domanda difficile! Credo che sfida maggiore sia stata quella di ideare una nave che non solo potesse “funzionare” ma che rispettasse al contempo tutte le esigenze di design, che rispettasse tutte le normative vigenti e che rispettasse anche il particolare ambiente della laguna veneziana. Dovevamo trovare una soluzione che non producesse onde, che minimizzasse l’altezza e la propagazione delle onde e che, nel complesso, riducesse ogni interazione tra le navi e la laguna in termini di erosione dei fondali e limitando quindi i possibili danni ai canali.

Come funziona l’intero sistema?

Le navi arrivano al porto offshore e i container effettuano un semplice transhipment a navi più piccole, le Mama Vessels. I container passano dalla nave oceanica tramite la banchina automatizzata sulle chiatte, qui vengono raggruppati in 384 container per chiatta (cassette) e poi due per volta vengono caricate sulla Mama Vessels per essere trasportate a terra. L’intera operazione di carico richiede solo 45 minuti  e stimiamo che il trasferimento completo a terra richieda complessivamente solo 1ora e 45 minuti.

Ritiene che questa soluzione studiata appositamente per Venezia, possa essere esportabile anche in altri paesi o applicabile anche ad altri progetti in giro per il mondo?

Credo certamente che si possa certamente espandere anche ad altri progetti in Adriatico, le navi sono state ideate per poter essere usate in ogni situazione e sono adattabili a tutte le condizioni marine che sono state prese in considerazione nell’intero Adriatico.

Le “cassette” sono di fatto una nuova unità di misura dei container, pensa che possa essere considerata una nuova unità di misura solo a Venezia o anche nel resto del mondo?

No, penso sia una misura che possa essere usata in tutto il mondo, in fondo l’idea di base proviene dalle navi lash usate per molto tempo negli Stati Uniti e che noi abbiamo adattato alle esigenze locali.

In Italia siamo un po’ preoccupati dai costi di eventuali rotture di carico, lei prima mi spiegava che il problema è risolto, come?

Di fatto si tratta solo di considerare la piattaforma offshore come un’area di transhipment dove avviene solo una preselezione dei container a seconda della destinazione finale, tutti i container per Venezia (Marghera) sono un gruppo, quelli per Milano in un altro, tutti divisi già nell’isola offshore e quindi da qui si possono prendere tutti assieme container per Venezia e Milano e portarli facilmente in una sola unità a destinazione, servendo l’intero network che parte dal porto di Venezia.

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